Stampa

 

DNA FETALE Vera +Plus® e microdelezioni: fac-simile referto/relazione tecnica/brochure informativa

DNA FETALE Vera video informativo

ECOGRAFIA OSTETRICA E GINECOLOGICA DI BASE E DI SECONDO LIVELLO: ECOGRAFIA DIAGNOSTICA

BIOMETRIA FETALE

PROFILO FLUSSIMETRICO MATERNO FETALE: ESAME DOPPLER

MENOPAUSA: capire per garantirsi un futuro in salute

INCONTINENZA URINARIA FEMMINILE

PARTO CESAREO: video

  

 

ECOGRAFIA OSTETRICA E GINECOLOGICA DI BASE E DI SECONDO LIVELLO: ECOGRAFIA DIAGNOSTICA

L'ecografia Ostetrica è l'esame dell'anatomia fetale. L’ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo utilizzando le onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti. Non si adoperano quindi radiazioni come per le radiografie o per gli esami TaC.

Per dare un’idea è lo stesso principio che usa una nave (sonar) per localizzare un sottomarino (lo abbiamo visto spesso nei film di guerra).

In pratica l’ecografo funziona così: la sonda (nave) che il medico pone sull’addome materno, invia impulsi di onde sonore (sonar) nel corpo. Queste onde sonore vengono riflesse dal feto (il nostro sottomarino) creando echi che tornano indietro e vengono letti dall’apparecchiatura ecografica che trasforma le onde di ritorno in immagini sul monitor.

Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica ostetrica da oltre 40 anni e non sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sul feto.
Per tale ragione l’uso diagnostico dell’ecografia è ritenuto esente da rischi.

Lo scopo dell’ecografia Ostetrica e quello di valutare l’anatomia e la crescita fetale.
Si effettua per cercare di individuare quelle anomalie di varia natura e gravità che possono essere presenti nel 2-3% dei neonati.

Tali anomalie possono riscontrarsi sia a carico degli organi interni (sistema nervoso centrale, cuore, reni) sia dello scheletro.

I dati a tutt'oggi disponibili in letteratura indicano che una ecografia effettuata da operatori esperti, possa individuare l'80-90% delle malformazioni fetali, mentre un esame ecografico routinario (screening) individua circa il 30-70 % delle malformazioni maggiori.

Esistono anche alcune patologie che si manifestano tardivamente in corso di gravidanza. Sono le cosiddette patologie evolutive che non si evidenziano prima del terzo trimestre di gestazione (7°-9° mese).

Una ecografia diagnostica (comunemente detta di secondo livello) ha inoltre la finalità di confermare sospette anomalie, di classificarle e di fornire un counselling adeguato per la gestione della gravidanza.

È importante comprendere bene che l'ecografia, anche in mani esperte, non vede tutto e tutto ciò che può essere visto in ecografia non si può individuare nel 100% dei casi.

In conclusione, un esame ecografico fetale negativo è rassicurante, ma non è possibile escludere tutte le anomalie con assoluta certezza.

Inoltre si può affermare che la qualità dell'esame ecografico ostetrico dipende da diversi fattori:
• dall’esperienza del medico che lo esegue;
• dalla performance dell'apparecchio ecografico;
• dallo spessore dell'addome materno;
• dall'ecogenicità (intesa come capacità di trasmettere gli ultrasuoni) dei tessuti della madre.

 

BIOMETRIA FETALE

Insieme all'esame degli apparati ed organi fetali vengono rilevate anche alcune misure fetali. Le misure eseguite di routine sono:
• il diametro biparietale (DBP)
• la circonferenza cranica (CC)
• la circonferenza addominale (CA)
• il femore (FE)
• l'omero (HL)
• il diametro transcerebellare (DTC)
• il Trigono e la Cisterna Magna (CM)

I valori così ottenuti permettono di valutare principalmente l'epoca gestazionale (fino al XVII-XVIII settimana di gravidanza) e la crescita fetale (dalla seconda metà della gestazione in poi).
Alcune anomalie biometriche, permettono di riconoscere problemi di crescita intrauterina spesso legati a patologie materne a volte ancora non evidenti.

 

PROFILO FLUSSIMETRICO MATERNO FETALE: ESAME DOPPLER

Permette di valutare se la circolazione materna riesce a soddisfare costantemente le richieste della gravidanza in evoluzione (Doppler delle arterie uterine) e se la placenta soddisfa le esigenze di un feto in crescita (Doppler dell'arteria ombelicale).
L' esame ha lo scopo di studiare la circolazione sanguigna utero placentare e la circolazione fetale.

In pratica si valuta come avviene la perfusione placentare attraverso le arterie uterine materne e come dalla placenta il flusso sanguigno arrivi al feto. Ne consegue che, se i parametri della circolazione uterina sono adeguati all'epoca di gestazione, difficilmente si correrà il rischio di avere una preeclampsia (aumento della pressione sanguigna materna) o di avere un feto con ritardo di accrescimento (di basso peso alla nascita).

 

INCONTINENZA URINARIA FEMMINILE

 PERCHÉ L’INCONTINENZA URINARIA PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN PROBLEMA?

L’incontinenza urinaria al contrario di quanto si pensa comunemente, è una patologia estremamente diffusa in grado di compromettere in maniera significativa la qualità di vita dei soggetti affetti.

Le frasi che si colgono più comunemente sono:
• non riesco più ad andare da nessuna parte;
• ho paura che si avverta cattivo odore;
• devo trovarmi sempre vicino ad un bagno;
• mi sento sempre sporca;
• cerco sempre di indossare vestiti che si possano togliere rapidamente.
• in ufficio si domandano cosa faccia sempre in bagno;
• non ho più una vita sessuale decente;
• non faccio più nessuna attività sportiva;
• vorrei semplicemente camminare senza dover portare un pannolino.

Non bisogna infatti sottovalutare le conseguenze sulla vita sociale di molte donne affette da questo problema.
Spesso per chi lavora i problemi sono maggiori perché non è sempre possibile adattare le proprie esigenze a quelle della situazione oggettiva in cui ci si trova ad operare.
Ad esempio: l’insegnante non può lasciare l’aula, l’avvocato non può abbandonare un processo, la ferrista non può uscire dalla sala operatoria, l’operaia non può interrompere la catena di montaggio ecc. Inoltre le lavoratrici impegnate in mansioni che implichino una qualche attività fisica spesso lamentano che il vuotare ripetutamente la vescica in realtà non le mette al riparo da fughe. Il disagio sussiste anche usando protezioni: per molte pazienti diventa necessario cambiarsi spesso per paura dei cattivi odori. In alcuni casi si può arrivare alla rinuncia di quella situazione o attività nelle quali non sia possibile accedere alla toilette.

INCONTINENZA URINARIA E SESSUALITA'
Da non sottovalutare le ripercussioni dell’incontinenza urinaria sulla vita sessuale. Solitamente accantonato dalle pazienti, costituisce un problema più diffuso di quanto non si possa pensare.
Alcuni possibili meccanismi alla base delle disfunzioni sessuali nelle donne incontinenti sembrano essere:
• dispareunia, che riconosceva due cause principali, da sole o associate:
• irritazione dei tessuti dovuta alla perdita di urina;
• sovvertimenti anatomici dovuti ad interventi chirurgici pregressi;
• depressione e diminuzione della libido, legati al crollo dell’autostima ma non ad una causa organica;
• timore del cattivo odore e/o di avere una fuga durante il coito.

Si mettono così in atto modelli comportamentali diversi che hanno però come comune denominatore il tentativo di proteggersi da un tale evento: dalla ricerca dell’alibi per evitare il rapporto con il partner, a maniacali visite alla toilette per accertarsi di avere svuotato la vescica, a penose veglie nel timore di bagnare il letto. In definitiva le pazienti si trovano anche a dover affrontare problemi quali l’odore sgradevole, i rituali quasi ossessivi effettuati per arginare le fughe di urina, non facilitano certo le relazioni interpersonali che diventano così superficiali nel timore di un atteggiamento di rifiuto da parte di amici e familiari.

IMPORTANZA EMOTIVA DELLA CONTINENZA
Il controllo sulle funzioni anale e vescicale viene acquisito nell’infanzia. I condizionamenti comportamentali errati, come la difficoltà ad urinare in bagni pubblici, possono riemergere anche dopo molto tempo ed affondare le radici proprio in un training di controllo sfinteriale errato.
Un’altra conseguenza del fatto che l’espletamento dei propri bisogni fisiologici debba appartenere alla sfera del più assoluto privato è data dal grave contraccolpo emotivo che subisce il soggetto quando, anche per cause patologiche, chiaramente non dipendenti dalla sua volontà, viene a perdere il controllo degli sfinteri. All’incontinenza si associa così vergogna, depressione, chiusura, colpa, rifiuto, regressione, ansietà, indignazione, paura, preoccupazione. Queste manifestazioni spesso non sono altro che il palesarsi del disagio che la perdita di urina comporta. Da alcuni studi condotti sugli effetti che l’incontinenza urinaria produce sul benessere psicologico dei soggetti affetti, risulta che le donne continenti hanno un equilibrio emotivo maggiore ed anche una migliore realizzazione in campi quali il lavoro, i rapporti sociali ed affettivi, rispetto alle donne affette da incontinenza a parità di età e di condizioni socio-economiche, mentre il benessere psico-fisico diminuisce con l’aggravarsi dell’incontinenza. Non bisogna inoltre sottovalutare che l’impatto psicologico dell’incontinenza sul singolo individuo non dipende direttamente dalla gravità oggettiva del sintomo ma dall’importanza attribuitagli dello stesso soggetto.
L’odore di urina è persistente e fastidioso, è indice di sporcizia. L’uso del pannolino può provocare fastidiose irritazioni vulvari, la nicturia disturba il sonno e le infezioni urinarie spesso concomitanti obbligano a ripetuti cicli di antibiotici. Se a questo aggiungiamo le restrizioni alimentari ed idriche a cui si sottopongono le pazienti nel tentativo di limitare quantità e frequenza delle fughe unito agli effetti collaterali dei farmaci oggi usati nel trattamento medico dell’incontinenza, ci si rende conto come le conseguenze sulla sfera affettiva possano diventare disastrose.

Spesso a tutto ciò si associa la difficoltà e l’imbarazzo di dover affrontare l’argomento che deriva soprattutto dal timore di non poter prevedere, arginare ma soprattutto trattare l’incontinenza.

È una problematica più diffusa di quanto non si pensi. Si stima che ne soffra almeno 1 donna su 4.
L’incontinenza urinaria coinvolge tutti gli aspetti della vita pubblica e privata dell’individuo ed è in grado di determinare profonde modificazioni nelle relazioni personali e sociali dei soggetti affetti. Diventa pertanto legittima e pressante la richiesta delle donne di nuovi ed efficaci strumenti terapeutici che forniscano una risposta adeguata al raggiungimento dell’obiettivo “continenza”.

Cos'è l’incontinenza?
E’ definibile come l’emissione involontaria di urina in luoghi e tempi inappropriati (I.C.S. International Continence Society).

La continenza urinaria è la capacità di rinviare a piacimento l’atto minzionale e di espletarlo in condizioni di convenienza igienico-sociale. Quindi: da un lato questa funzione è importante per la sua igiene e la sua vita di relazione, dall’altro è l’espressione dell’integrità anatomica e funzionale delle basse vie urinarie.
L’ incontinenza urinaria si manifesta quando si perde  tale capacità.

Gli effetti negativi dell’incontinenza urinaria possono avere ripercussioni negative su qualsiasi espressione dell’individuo, dal sociale al professionale, dalla vita affettiva a quella sessuale.
In ogni caso il parametro di valutazione di questo disturbo rimane assolutamente personale: non dipende infatti direttamente dalla gravità oggettiva del sintomo ma dall’importanza attribuitagli dallo stesso soggetto. Esistono situazioni in cui minime perdite di urina sono vissute come insopportabili. Come all’opposto casi in cui fughe importanti sono giudicate irrilevanti. Diventare incontinenti può anche generare sentimenti di inadeguatezza che possono condurre all’isolamento ed alla perdita della vita di relazione.

Sintomatologia associata
L’uso del pannolino può provocare fastidiose irritazioni vulvari, i risvegli notturni disturbano il sonno e le infezioni urinarie spesso concomitanti obbligano a ripetuti cicli di antibiotici.
A questo si possono aggiungere le restrizioni alimentari ed idriche effttate nel tentativo di limitare quantità e frequenza delle fughe di urina.

Trattamento
La maggior parte delle pazienti può essere trattata adeguatamente.

Il  trattamento “ideale” deve soddisfare i seguenti requisiti:
essere efficace, ben tollerato, privo di effetti collaterali, applicabile su vasta scala, di facile esecuzione e scarsa invasività.

Alla base dell’efficacia del trattamento vi è una DIAGNOSI ACCURATA e PRECISA finalizzata all’individuazione delle cause che provocano l’incontinenza.
Diversi, infatti, sono i motivi che possono causare incontinenza e ad ognuno corrisponde un trattamento specifico.
Fa dunque parte inscindibile della terapia il corretto inquadramento diagnostico che può avvalersi di esami clinici e strumentali (urodinamica) . Tutto questo si traduce in una ottimizzazione del trattamento e nel raggiungimento di risultati stabili e duraturi.

Diagnostica dell’incontinenza urinaria
La valutazione inizia con una visita specialista uroginecologica in cui vengono raccolti dati utili a definire il problema valutare terapie farmacologiche in atto o patologie concomitanti  che potrebbero essere cause dirette o indirette di incontinenza. A questa prima visita seguono gli approfondimenti diagnostici mirati.

Terapia dell’Incontinenza Urinaria Femminile
Individuata la causa il trattamento è  specifico e personalizzato:
terapia chirurgica, farmacologica, riabilitativa o una terapia combinata vengono modulati sulla paziente in esame.

Da cosa dipende la Continenza Urinaria?
Tutti i fattori che determinano la continenza urinaria hanno lo stesso scopo: assicurare la funzione di serbatoio della vescica. È strettamente definita incontinenza solo la perdita involontaria di urina per uretram.
Le cause di IUF (Incontinenza Urinaria Femminile) sono varie, in relazione alla molteplicità dei meccanismi coinvolti nel mantenimento della continenza.
Anche se schematicamente si possono identificare due cause principali di incontinenza (problemi dell’uretra e problemi della vescica), in genere prevalgono le forme miste (dove uretra e vescica sono in varia misura responsabili)
Ne consegue che l’individuazione delle cause è alla base del successo del trattamento.

Vescica - la vescica dell’adulto contiene fino a circa 300 ml di urina. La distensibilità vescicale ne permette il riempimento. Una vescica che abbia perso questa caratteristica non è più in grado di fungere da serbatoio lo svuotamento della vescica non deve mai avvenire involontariamente anche in caso di sforzi come la tosse, il riempimento  rapido, le variazioni di posizione. Questo costante controllo della attività vescicale normalmente viene rimossa solo al momento della minzione. Ne consegue che quando il meccanismo di controllorisulta deficitario, la comparsa di contrazioni involontarie spontanee o provocate, può essere causa di fuga di urina.
Uretra - l'uretra non è semplicemente un condotto che permette la fuoriuscita di urina durante la minzione, ma funziona anche da valvola in grado di opporsi all’incremento di pressione che si verifica all’interno della vescica durante il riempimento o durante gli sforzi.
La normale sede assicura la trasmissione uniforme della pressione addominale alla vescica ed all’uretra impedendo le fughe di urina sotto sforzo. La sede dell’uretra femminile viene mantenuta grazie a  strutture muscolari e fasciali che la sostengono. In questo modo aumenti improvvisi della pressione che si verificano, ad esempio, con un colpo di tosse o con uno sforzo, incidono simultaneamente e con lo stesso valore in tutte le direzioni impedendo l’apertura dell’uretra.
Lo spostamento dell’uretra dalla sua sede naturale (prolasso) ne impedisce il funzionamento come sfintere (valvola) causando fuga di urina.